Il Programma della Coalizione

VALORIZZARE IL BUONO DELLA BASILICATA.

Lavoro, salute, sicurezza infrastrutture e ambiente: opportunità per una crescita sana della regione. 

 

Basilicata, il buono che c’è, il buono da cogliere

Le economie delle regioni del Sud, specialmente di quelle a minore dimensione demografica sono quasi totalmente a dipendenza del settore pubblico, nel senso che il pubblico è la maggiore azienda erogatrice di servizi che opera sul territorio e da come opera, dalla virtuosità che riesce ad esprimere, dalle buone prassi che riesce a creare, può contribuire notevolmente allo sviluppo virtuoso dell’intero territorio.

L’efficienza della struttura amministrativa è dunque il punto di partenza del lavoro che la nuova legislatura si deve dare, attraverso la rivisitazione delle strutture dipartimentali, la semplificazione e la riduzione dei tempi di lavoro e l’introduzione di nuovi doveri per la dirigenza legati al pieno coinvolgimento di tutte le forze di lavoro, alla delega progressiva di responsabilità ai quadri, alla creazione di un clima di lavoro rispettoso delle professionalità, ossequioso del merito , aperto al contributo progettuale di tutti.

Un’amministrazione siffatta deve ripensare il rapporto con i cittadini anche in forme nuove e diverse. L’esperienza passata delle Urp non è riuscita a dare risposte all’utenza che non fossero interlocutorie e insoddisfacenti. La comunicazione, per essere efficace, deve svolgersi nella doppia direzione dell’informazione e della conoscenza da parte del pubblico e dell’ascolto dei cittadini con strumenti nuovi sia di tipo informatico che di presenza istituzionale capace di raccogliere umori, disagi, contributi e proposte. Da più parti si è lamentato che la perdita di credibilità della politica è dovuta alla interruzione del dialogo tra partiti e cittadini. Anche le Istituzioni in questo senso debbono fare la loro parte.

Quando parliamo dei cittadini lucani, parliamo anche della grande risorsa rappresentata dai nostri corregionali all’estero, che sono una risorsa per la regione, come alcune esperienze di investimenti in Basilicata da parte di emigrati o dei loro discendenti dimostrano. E’ uno sguardo permanente che dobbiamo rivolgere a loro, soprattutto ora che i mezzi di comunicazione ci consentono di aprire un dialogo a largo spettro che non è solo fatto di ricordi e di memorie ma anche di relazioni e di scambi. I Lucani nel Mondo, l’altra Basilicata da sostenere e riconoscere sempre più con le sue terze e quarte generazioni, memoria ed esempio, garanzia di futuro per la nostra regione.

Quando parliamo del buono che c’è, ci riferiamo anche a quanto accade sul fronte della immigrazione, ove la Basilicata è stata protagonista nella politica di alternativa ai centri di accoglienza e nella lotta al caporalato, attraverso numerose iniziative che sono state replicate in altre parti d’Italia. Una politica fatta di lotta al caporalato, di integrazione dei migranti nelle realtà più sofferenti dal punto di vista demografico e nelle buone pratiche di utilizzazione del lavoro dei migranti in servizi di pubblica utilità. Ferma restando l’esigenza generale di drenare e disciplinare l’accoglienza dei migranti in un sistema di compartecipazione europeo, si ha l’obbligo di evitare di mettere sulla strada persone che si trovano in grandi difficoltà e che se non aiutate rischiano di diventare manovalanza gratuita della criminalità organizzata. Le tensioni non vanno alimentate perché aggravano i problemi anziché risolverli. In questa direzione deve esaltarsi il ruolo dei Sindaci come cerniera di dialogo tra la regione ed i cittadini, anche con assemblee periodiche alle quali far confluire tutti i soggetti interessati. Ci sono state positive esperienza in questa legislatura, che vanno recuperate ed intensificate come mezzo di raccordo tra Amministrazione pubblica e popolazione. Così come il modello relazionale deve migliorarsi nel rapporto con le rappresentanze sociali, imprenditoriali, con i portatori di interesse pubblico, con le associazioni che operano nel sociale e che sono in prima linea rispetto ad emergenze e a difficoltà.

Il modello partecipativo generale trova nella programmazione il suo strumento principe. Ogni territorio dovrà essere messo in grado di capire che cosa la Istituzione sta facendo e progettando in una visione di lungo periodo che apra lo scenario delle possibilità individuali e crei una prospettiva dinamica di sviluppo.

Resta fermo che la fiducia della popolazione la si conquista con un comportamento generale della massima Istituzione legato al buon esempio, alla correttezza, alla difesa dei diritti di tutti, alla esclusione di ogni atteggiamento che richiami eccezioni o privilegi, clientelismo o difese di casta. “Casta” qui non deve essere più un sostantivo ma deve diventare un aggettivo riferito alla intera Istituzione regionale.

 

1. Nuova stagione dell’autonomia differenziata: Basilicata protagonista

Il regionalismo differenziato con le sue regole costituzionali rappresenta solo un mezzo, sta a noi riempirlo di contenuti in modo generoso e ponderato per farlo diventare un motore di sviluppo e benessere per la comunità lucana. Possiamo farlo diventare l’occasione di un patto di cittadinanza rinnovato, un nuovo contratto sociale all’insegna del recupero di efficienza e di un regionalismo differenziato in forma lucana, generoso e comunitario che recupera efficienza amministrava, razionalizza le risorse esistenti, trattiene direttamente parte del gettito fiscale generato dalle estrazioni petrolifere, affronta la povertà, migliora i servizi. Quello della Basilicata è una risposta all’Autonomia differenziata dell’egoismo, quello del “prendo tutto io”, del “facciamo da soli perché sappiamo noi come si fa”, quello che esalta una narrazione falsata del Mezzogiorno come luogo dello spreco e della corruzione. Regionalismo differenziato usato come una scure per tagliare i fragili fili della coesione nazionale, frutto del rancore, strumento di rivalsa contro il Paese per le risorse che da anni al sud si sprecherebbero. L’Autonomia Differenziata non si fa per decreto ma è un percorso che va consumato senza fretta con il coinvolgimento dell’intera comunità lucana. Le materie che potranno essere oggetto di regole differenziate in Basilicata sono: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni; tutela e sicurezza del lavoro; tutela della salute; governo del territorio; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; norme generali sull'istruzione; tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Le attuali regole che stabiliscono quanti soldi trasferire in base a quanto le Regioni spendono adesso ed alla popolazione residente finiranno per favorire le regioni più ricche e popolate. E questo va fermato. Con regole chiare che garantiscano e difendano l’uguaglianza tra tutti, l’autonomia regionale può diventare lo strumento per migliorare le condizioni di vita di una regione (anche attraverso una maggiore flessibilità della programmazione) e contemporaneamente rafforzare la coesione del paese. 

2. Lavoro, occupazione e dotazioni civiche come argine alla fuga

Il lavoro rappresenta la priorità assoluta.

Siamo entrati in un nuovo periodo di rallentamento dell’economia nazionale che in parte sta annullando i progressi fatti nel Paese. Le ragioni sono determinate da incertezze esterne connesse al mercato globale e al ritorno a politiche protezionistiche, e da incertezze interne legate ad una politica governativa frutto di compromessi tra forze che la pensano diversamente. Tutto questo apre inquietanti scenari circa una nuova possibile fase recessiva nella i lavoratori e le famiglie delle economie più deboli sono quelle che pagheranno il conto più salato. Se il Governo centrale non mette in campo da subito misure di sostegno agli investimenti il futuro economico sembra essere pieno di insidie. Gli effetti, ad oggi misurabili, del decreto dignità, messo in campo dal governo attuale, non sono positivi lungo tutto il paese e ancora una volta generano disuguaglianze e differenze tra Nord e Sud.. I dati relativi al periodo luglio-dicembre 2018 forniti da Assolavoro, l’associazione nazionale di categoria delle agenzie del lavoro, rileva che se i lavoratori a tempo indeterminato con contratti in somministrazione crescono di 11.298, quelli con un contratto a termine si riducono di 50.338. Il risultato è che ci sono 39mila occupati in meno (-8,5 per cento) in sei mesi. A ciò si aggiungono le stime sui contratti a termine non rinnovati che sembrerebbero ammontare ad oltre 200 mila.

Tali effetti non hanno lasciato, indubbiamente, immune la nostra regione dove negli ultimi mesi si registra, tra l’altro, che molte imprese invece di assumere, a causa delle casuali imposte dal decreto, preferiscono attivare contratti di lavoro in leasing per il tramite delle agenzie del lavoro interinale.

I dati forniti dall’Istat rilevano che in Basilicata i disoccupati, sono 26.500, cui vanno aggiunti altri 22.500 lavoratori scoraggiati, che non cercano nemmeno più impiego. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 38%.

Nella legislatura precedente sono state messe in campo molte delle risorse disponibili per creare nuove opportunità di investimento e incrementare la domanda di lavoro. Per i giovani è necessario continuare a puntare a specifiche misure di incentivazione all’autoimprenditorialità e al lavoro autonomo e professionale. Il pacchetto CreOpportunità per favorire la creazione e l’accompagnamento di imprese start up e le libere professioni, con una dotazione finanziaria di 31 Meuro, ha registrato una partecipazione inaspettata, con oltre 2000 proposte imprenditoriali candidate in due anni di apertura dello sportello, evidenziando una forte “voglia del sapere e del fare” soprattutto delle nuove generazioni lucane. Il passo successivo deve essere però quello di sostenere l’aspirazione alla piccola imprenditorialità misure strutturali permanenti, prevendo degli strumenti finanziari con modalità a sportello e caratterizzati da un effetto rotativo (microcrediti, piccoli prestiti, venture capital) ovvero risorse che non vengono erogate a fondo perduto ma che prevedono un rimborso da parte dei beneficiari che potranno essere riutilizzati per ulteriori investimenti da parte delle imprese, generando in tal modo un utile effetto leva. A tal proposito, oltre al Fondo esistente per il Microcredito rivolto alla creazione di impresa da parte di disoccupati e alla crescita di imprese sociali e di Enti del Terzo settore, vanno creati due ulteriori fondi: un Fondo per il ricambio generazionale nell’artigianato e nel commercio; un Fondo per l’erogazione di piccoli prestiti per lo sviluppo e l’innovazione delle micro, piccole e medie imprese esistenti che non riescono ad accedere al credito. Inoltre, per sostenere la creatività del capitale intellettuale ad alto contenuto tecnologico delle nostre giovani eccellenze lucane, proporremo un Fondo per lo Sviluppo delle Imprese Innovative per la partecipazione al capitale di imprese start up e di spin off con apporto al fondo di capitale da investimenti privati.

Sarà importante rivedere la normativa regionale sull’apprendistato, al fine di renderlo più snello ed appetibile per le imprese, considerandolo come il canale fondamentale attraverso il quale creare lavoro stabile. Secondo Confartigianato, in Basilicata soltanto il 5,9% delle nuove assunzioni di giovani avviene tramite tale contratto, e ciò richiede l’avvio di specifici incentivi, il sostegno ai processi formativi dell’apprendista all’interno dell’impresa, con particolare attenzione alle PMI ed alle attività artigianali, anche tramite la concreta attivazione delle botteghe-scuola, che vorrebbero contribuire a tramandare le tecniche artigianali altrimenti a rischio scomparsa, e che potrebbero essere collegate anche all’assolvimento dell’obbligo formativo in materia di apprendistato professionalizzante. L’artigianato è una fonte di occupazione dalle grandi potenzialità.

La Regione Basilicata, già da quindici anni ha posto in atto misure per aiutare le famiglie in difficoltà ed i lavoratori che avevano esaurito gli ammortizzatori sociali. E’ stata la prima regione in Italia a utilizzare fondi propri, le royalties, per una operazione di largo sostegno alle fasce più deboli. Il reddito di cittadinanza intervenendo su questo aspetto, ci offre l’occasione per indirizzare la spesa sinora sostenuta verso un ulteriore potenziamento del welfare attraverso la revisione del programma regionale di reddito d’inserimento lungo due nuove direttrici: i progetti di assistenza sociale e i progetti di turismo ambientale e culturale.

Nel dibattito pubblico sulle ragioni della persistenza dei divari tra il Nord e il Sud d’Italia l’attenzione è da sempre focalizzata sulla dimensione economica; il deficit di crescita del Pil è considerato la principale anomalia del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno, la Basilicata, oltre che per il PIL, soffrono di una vistosa disuguaglianza di opportunità e di dotazione di servizi pubblici di base (scuole, presidi sanitari, poste, servizi socio assistenziali, ecc.) che persiste da tempo, non giustificabili e socialmente insostenibili. La carenza di condizioni minime di servizio – in termini di disponibilità, accessibilità e qualità di servizi alla persona, di fornitura di acqua e luce, di sicurezza sociale, di smaltimento dei rifiuti, di qualità dell’istruzione, di trasporto pubblico – determina una situazione di disagio sociale che deprime le potenzialità di sviluppo, alimenta rassegnazione e sfiducia e determina la fuga dei giovani lucani. Il problema prioritario che dovremo affrontare sarà rimuovere questo deficit per accrescere la quantità, l’accessibilità, la qualità e l’efficienza di un sistema di servizi pubblici calibrati sulle carenze e i bisogni specifici dei luoghi. È nostra intenzione attivare uno specifico programma strutturale di sostegno dedicato ai giovani lucani per sostenere il loro percorso di crescita in regione, la cui fattibilità è stata già accertata commissionando ed acquisendo una specifica analisi. In questo senso si inquadra “Capitale Futuro – fondo straordinario di accompagnamento e sostegno ai giovani lucani”, il programma finanziato con royalties del petrolio, fornirà ai giovani lucani per ciascun anno, dalla nascita al diciassettesimo anno, una provvista finanziaria ad integrazione del reddito familiare. Al compimento del diciottesimo anno la provista finanziaria sarà più cospicua e sarà destinata a sostenere la prosecuzione degli studi o l’avvio al lavoro.

Quando si parla di lavoro è necessario ed urgente mettere in campo misure finalizzate al reinserimento lavorativo di coloro che hanno perso il lavoro e appartengono ad una fascia di età considerata dal mercato non più competitiva. In tale senso, per incentivare l’assunzione di over 35, prevedremo in maniera strutturale nei nostri strumenti di incentivazione alle imprese delle premialità.

3. Contrasto alla povertà, politiche sociali, inclusione

Basilicata inclusiva per il contrasto alle fragilità sociali.        

Nessuno deve essere lasciato indietro, nessuno deve essere lasciato fuori. Le sfide della competitività, dell’innovazione, della trasparenza, dell’efficienza amministrativa perdono di significato in una comunità che non riesce a farsi carico delle persone in condizione di fragilità economica, che non assiste gli esclusi, che rimane chiusa, lacerata dai corporativismi. La crisi degli ultimi anni ha fatto crescere in modo drammatico la quota di popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale, intesa non soltanto come privazione materiale ed economica, ma anche sotto il profilo educativo e di esigibilità dei diritti di cittadinanza (mobilità, salute, cultura, etc.) Da qui l’esigenza di approntare efficaci strumenti di intervento per promuovere e sostenere la coesione, sia sul versante economico, attraverso politiche per l’occupazione, sia sul versante sociale, mediante azioni di rafforzamento delle capacità, anche residue, dei soggetti in condizione di fragilità espressa o potenziale.

Per rilanciare la coesione sociale occorre investire sul rafforzamento della rete integrata dei servizi sanitari e sociali, in modo da garantire accesso e qualità delle prestazioni, integrazione fra i diversi centri di erogazione dei servizi in ottica multidisciplinare e valorizzazione del Terzo Settore, da sempre elemento di qualificazione del welfare in Basilicata.

Gli interventi per il contrasto alle fragilità sociali, finanziati o coordinati dalla Regione, dovranno prevedere azioni formative e di inclusione attiva, con percorsi mirati per l’inserimento lavorativo delle fasce più deboli. In tal senso ci impegniamo, tra l’altro, a dare piena attuazione al piano denominato “Basilicata Eccedenza Solidale” in materia di “Contrasto al disagio sociale, mediante l’utilizzo di eccedenze alimentari e non”.

Coworking sociale. Una delle priorità che verranno affrontate sarà il sostegno alle imprese sociali e agli Enti di Terzo Settore, attraverso strumenti dedicati che prevedono uno stanziamento di risorse finanziarie. Il supporto all’innovazione per gli Enti di terzo settore si può tradurre, come i dati del censimento ISTAT dimostrano, in buona occupazione, femminile e di alta qualificazione. Una delle operazioni che metteremo in campo è il sostegno all’avvio e al rafforzamento di attività imprenditoriali che producono effetti socialmente desiderabili e beni pubblici prevendo, tra l’altro, il cofinanziamento alla riqualificazione di spazi fisici pubblici inutilizzabili messi a disposizione alle imprese sociali per lo svolgimento di attività imprenditoriali di interesse della collettività.

In tale contesto un altro obiettivo sarà il potenziamento del Fondo rotativo per la Cooperazione per accelerare i processi di innovazione sociale delle cooperative che forniscono servizi alla persona.

Un tema specifico è, poi, quello relativo alla popolazione anziana residente in regione. Il numero degli anziani over 65 è pari al 23,0% del totale a fronte di un dato nazionale del 22,8%, che decresce significativamente nelle regioni meridionali (20,9%). Il dato, però, non rappresenta pienamente il fenomeno di progressivo invecchiamento della regione se non si confronta con l’indice di invecchiamento, il peso, cioè, della popolazione anziana su quello under 14 anni, che presenta per il 2018 un gap di circa 20 punti da quello nazionale (192.6 in Basilicata e 172.9 in Italia) e di quasi 40 punti da quello delle Mezzogiorno (154,2). È necessario, quindi, potenziare gli strumenti già messi in campo a favore degli anziani, sperimentando soluzioni innovative e integrate nella logica della cosiddetta “silver economy”, un settore emergente che, secondo stime di Itinerari Previdenziali, varrebbe potenzialmente più di 43 miliardi all’anno di nuovo valore aggiunto. La parola d’ordine è quella di facilitare e promuovere un buon invecchiamento presso il domicilio attraverso la messa a sistema di servizi e interventi orientati a rispondere ai bisogni specifici delle singole comunità (es. lavanderia, pasti a domicilio, servizi a carattere residenziale o semiresidenziale in alternativa alla casa di riposo, allestimento di spazi dedicati agli anziani con orti e luoghi per socializzazione e auto aiuto, trasporto sociale, etc.). Accanto ai servizi di carattere sociale sopra descritti, saranno previsti strumenti specifici.

Ci impegneremo a sostenere la sperimentazione di nuove formule abitative rivolte alle fasce più fragili della popolazione attraverso un “patto di coabitazione” che potrà riguardare l’attivazione di condomini solidali per disabile e/o anziani, il co – housing per studenti universitari e soggetti titolari di abitazioni a basso reddito, la soluzione abitativa per i nuclei monogenitoriali. Per le famiglie è necessario potenziare quanto già fatto attivando specifici “centri territoriali per la famiglia con un focus specifico sul tema del maltrattamento, dell’abuso e della violenza intrafamiliare”. Lo strumento vigente dei voucher si è mostrato efficace per l’acquisizione di servizi socio educativi destinati ai minori a carico, occorre, quindi, ampliare lo strumento anche per anziani o per persone con ridotte abilità

  1. Sanità

Un tema fondamentale per la coesione sociale riguarda la Sanità, rispetto alla quale occorre rivedere il processo di riforma avviato nella scorsa legislatura regionale. Serve riaprire il dibattito partendo dai punti di forza e sanando quelli di debolezza. La salvaguardia dei presidi ospedalieri e lo sviluppo della qualità deve trovare il necessario equilibrio tra territori periferici e città capoluogo. Obiettivo irrinunciabile per garantire sicurezza, uniformità, equità e la tenuta sociale dell’intera regione.

Lo strumento dell’autonomia differenziata, alle condizioni suindicate, consentirebbe di andare oltre i vincoli sulla spesa sanitaria e programmare le risorse non solo nel rispetto dei Lea ma anche per andare oltre i vincoli riguardanti la spesa per il personale da assumere.

Per una sanità che punti all’eccellenza, sarà indispensabile:

  • avviare programmi di formazione ed aggiornamento professionale per il personale paramedico e infermieristico;
  • potenziare la sanità territoriale di prossimità, da destinare al trattamento “close to home”, quindi semiresidenziale, della cronicità e della riabilitazione, attraverso la riconversione di alcuni presidi ospedalieri di base collocati al livello territorialmente più capillare in ospedali di comunità, in qualità di strumento di integrazione ospedale-territorio e di continuità delle cure, erogate sulla base di una valutazione multidimensionale della persona da assistere, attraverso un piano integrato e individualizzato di cura; l’integrazione tra ospedale e territorio deve essere il cuore del nuovo processo riformatore da attuare già all’inizio della legislatura.
  • ridurre le liste di attesa, sulla base dell’input nazionale sia attraverso l’operatività di un Osservatorio aperto alla partecipazione delle associazioni sindacali e di quelle maggiormente rappresentative degli utenti, sia attraverso la introduzione di un sistema di rete nella gestione degli ambulatori.
  • rafforzare i presidi di assistenza nei territori in cui la popolazione anziana è più elevata che nel resto della Regione e la natalità è molto bassa, in cui i tassi di ospedalizzazione superano spesso le medie regionali, in cui i mezzi di soccorso impiegano più tempo negli interventi, in cui si registra una scarsa disponibilità dei Medici di Medicina Generale/Pediatri di Libera Scelta in termini di giorni e ore di presenza sul territorio, in cui, infine, non esistono servizi orientati alla popolazione straniera e in generali alle fasce più deboli e vulnerabili.

 

Va sviluppato l’ambito col supporto di tecnologie per telemedicina e domotica, per far crescere il sistema socio-assistenziale ponendo attenzione al manuale di accreditamento per i gestori, stabilendo scale di punteggio per chi aumenta la qualità e l’offerta di servizi, per chi opera in una dimensione di prossimità territoriale ai bacini di problematicità, per chi, soprattutto, tutela e qualifica il diritto al lavoro degli operatori dell’assistenza. 

Intendiamo anche preservare la funzione sociale del settore delle farmacie. Sul territorio, il servizio di farmacia è di fondamentale importanza soprattutto nelle numerosissime piccole comunità locali dove, spesso, la farmacia è l’unico presidio a contatto con le famiglie. Metteremo in campo risorse adeguate per non far arretrate il servizio e per introdurre le innovazioni che il progresso tecnologico mette a disposizione. 

5. Green economy e beni comuni per la crescita della Basilicata

I processi di sviluppo regionali devono avvenire in un quadro di sostenibilità ambientale, di tutela e valorizzazione delle risorse naturali, di riduzione delle emissioni inquinanti, di riduzione e rivalorizzazione dei rifiuti, di contrasto ai cambiamenti climatici. I recenti Accordi di Parigi sul clima e l’adozione Agenda 2030 dell’ONU con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile rappresentano i punti di riferimento dell’azione regionale che devono essere coniugati con la necessità di offrire a cittadini e imprese servizi con elevati standard qualitativi e costi contenuti nei settori dell’energia, dell’acqua, della gestione dei rifiuti. Adottare il punto di vista dello sviluppo sostenibile nelle politiche regionali rappresenta un valore in sé ma soprattutto una occasione di crescita e di benessere sociale rappresentando un volano naturale nella creazione di opportunità di lavoro.

In tale contesto la gestione sostenibile della risorsa idrica rappresenta certamente una realtà ed una opportunità da riprendere e valorizzare nel contesto delle politiche ambientali e sistemiche della regione Basilicata, ivi inclusi i settori economici produttivi dell’indotto. Più volte è stato detto che l’acqua è il vero “oro bianco” della nostra Regione, con circa un miliardo di metri cubi di acqua disponibile ogni anno, per soddisfare i nostri fabbisogni e alimentare anche le regioni limitrofe come Puglia e Calabria. Questo ci pone in una posizione di rilievo nel contesto delle regioni meridionali ed è strategico, oltreché dovuto alla nostra gente, riassumere un ruolo primario nel tavolo della programmazione e gestione della risorsa acqua riprendendo il dialogo con lo Stato e con le Regioni confinanti e rinegoziando accordi interregionali che ci hanno visto penalizzati anche da pagamenti non corrisposti.

Il nostro primo impegno sarà quello di garantire, attraverso specifici accordi interregionali, il puntuale pagamento dell’acqua fornita alle altre regioni, senza più i ritardi che caratterizzano la situazione attuale.

Nel contempo, provvederemo a completare gli interventi necessari per chiudere il “ciclo dell’acqua”, intervenendo sulla riduzione delle perdite di rete, sulla finalizzazione degli schemi idrici ancora da completare, quali il Basento-Bradano e su una nuova governance del comparto primario (dighe ed adduttori) infrastrutturale.

Viva preoccupazione desta la vicenda legata alla messa in liquidazione dell’EIPLI e la costituzione di una nuova società che deve gestire le infrastrutture di accumulo e distribuzione dell’acqua ad uso agricolo, industriale e civile. Recentemente, infatti, il Governo ha accelerato sulla procedura di costituzione della nuova società di gestione che dovrebbe sostituire EIPLI, e questo senza invitare al tavolo di confronto le istituzioni regionali: si sta tentando uno scippo in piena regola, un colpo di mano del Governo che con l’acqua dei lucani, con le nostre risorse, avvantaggia le imprese di Puglia, Campania e Calabria. Ci impegniamo quindi a rivendicare il ruolo centrale della Basilicata, quale regione fornitrice dell’acqua alle altre, nella progettazione del nuovo soggetto gestore interregionale, pretendendo una partecipazione attiva al tavolo.

In tema di energia è necessario continuare a sostenere gli investimenti per l’efficienza energetica (riqualificazione energetica degli edifici, geotermia a bassa entalpia, produzione energetica per autoconsumo, solare termico). Proporremo inoltre il sostegno alla ricerca industriale delle imprese di costruzioni che volessero investire in nuovi materiali edili ad elevata efficienza energetica. Dare priorità all’efficienza energetica consente di valorizzare gli asset energetici locali, generare risorse economiche da utilizzare e redistribuire nei territori.

Agli interventi per l’efficientamento energetico vanno associati quelli per il sostegno alla produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili (microimpianti, minidro, cogenerazione e trigenerazione) e quelli per le smart-grid che assicurano la distribuzione efficace e sicura.

In materia di gestione dei rifiuti urbani, in un quadro di progressiva diffusione della raccolta differenziata in tutti i Comuni, spesso di tipo domiciliare, che consente buoni risultati di recupero e rivalorizzazione degli scarti, è necessario assicurare ulteriori investimenti per potenziare e migliorare i sistemi di conferimento dei cittadini (sistemi porta a porta, punti di conferimento, isole ecologiche) e di raccolta e trasporto delle frazioni rivalorizzabili agli impianti di valorizzazione (automezzi, piattaforme ecologiche). Insieme alla raccolta è necessario continuare ad investire per il potenziamento e l’ammodernamento tecnologico del sistema impiantistico (impianti di compostaggio con recupero energetico, impianti di selezione, piattaforme per il recupero/ riciclaggio dei rifiuti).

Ancora, in tema di politiche energetiche regionali e di azioni di sistema, occorre accompagnare la Basilicata nella transizione energetica verso la decarbonizzazione non trascurando che la Basilicata è la prima e unica Regione che con Legge Regionale ha introdotto la de carbonizzazione come politica centrale da perseguire. Uno degli obiettivi è sostenere la ricerca come strumento di politica industriale nel settore delle tecnologie energetiche e dei processi legati alla bio economia. La sfida è incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, tenendo presente il fatto che la Basilicata è caratterizzata da un ampio asset di risorse naturali e che, quindi, ha tutte le potenzialità per rivolgersi in modo socialmente ed economicamente favorevole a fonti energetiche rinnovabili. Ciò si collega ad un'altra importante sfida da affrontare: l’incremento dei benefici derivanti dall’estrazione energetica riducendo al minimo gli impatti negativi. A questo aspetto, si aggiungono tutte le azioni innovative atte a migliorare ed efficientare il consumo energetico agendo sul lato del risparmio, dei materiali innovativi e delle tecnologie. Dal punto di vista della Chimica verde, l’obiettivo è concretizzare decisamente sulle bioraffinerie di III generazione per la produzione, ad esempio, di biogomme e bioplastiche che consentono una forte integrazione con il settore agricolo e della trasformazione, settore nel quale occorrerà rafforzare le coltivazioni industriali. In tale contesto un ruolo fondamentale può essere svolto dai cluster regionali di recente costituzione dove sono confluiti, in un rapporto sinergico, i grandi players pubblici di ricerca presenti in regione quali Enea, CNR, Università degli Studi della Basilicata e il sistema delle imprese che operano nel settore per fare sintesi sulle progettualità di sviluppo industriale e trasferimento tecnologico della specifica area di specializzazione. Ad essi sarà dato il compito di interagire con il governo regionale per definire la “strategy” dell’area di specializzazione in cui operano formulando proposte ed indirizzi per la definizione degli ambiti tematici e tecnologici.

Devono essere, pertanto, sviluppati e promossi strumenti di incentivazione e contrattazione territoriali finalizzati ad attrarre investimenti di imprese di settore sostenendo la ricerca industriale e l’innovazione nelle tecnologie nei comparti produttivi dell’Energia e della Bioeconomia; favorendo lo sviluppo precompetitivo di prodotti/tecnologie avanzate nel settore energetico (i.e.: uso efficiente dell’energia, sistemi di accumulo elettrico, tecnologie per la mobilità sostenibile, tecnologie di produzione energetica a impatto zero).

L’obiettivo deve essere quello di creare un indotto produttivo che veda coinvolti, in un’ottica di filiera, le imprese che operano nel settore delle bioraffinerie e le imprese agricole locali. Da tale processo potrà favorevolmente emergere una forte expertise su mobilità e carburanti alternativi che potrà essere valorizzata e veicolato anche in ambito extra regionale.

Non ultima, come piattaforma di traino e sviluppo di green economy, è il tema della tutela della ricchezza di biodiversità e naturalità esistente, e la sua valorizzazione turistica. In una regione in cui quasi un quinto del territorio è costituito da aree naturali protette è quanto mai essenziale proporre politiche ed interventi che vedano tali risorse come occasione di economia sostenibile e fucina per creare nuove professioni. Verrà quindi sviluppato un progetto di valorizzazione turistica delle aree protette e dei siti Natura 2000, con ‘un’azione diretta a rivendicare la creazione di nuovi parchi protetti sia marini ( Maratea) sia lacustri al fine di valorizzare la filiera del turismo verde lucano, creando un marchio unico per l’intera rete di aree protette regionali, favorendo un circuito di itinerari turistici competitivi e facilmente fruibili, promuovendo la conoscenza di aree di particolare valore naturalistico anche tramite un portale web dedicato, sviluppare pacchetti turistici in chiave ecosostenibile, coinvolgendo tour operator e l’Apt Basilicata per una più efficace promozione del marchio unico.

Infine, l’amministrazione regionale è oggi considerata di eccellenza nel campo del green public procurement, avendo adottato procedure che consentono l’acquisizione di beni e servizi con elevati standard energetici ed ambientali. I criteri di acquisti dei certificati verdi qualificano la domanda pubblica di beni e servizi e spingono le imprese lucane verso la eco-innovazione. È necessario andare avanti e trasferire le procedure di green procurement agli enti strumentali regionali ed alle amministrazioni comunali.

6. Politiche industriali e aree di specializzazione

Come già evidenziato nella descrizione delle politiche programmatiche sulla green economy, la Basilicata ha bisogno di investimenti industriali rilevanti, in grado di esercitare l’effetto-leva in termini di occupazione e modernizzazione della comunità regionale, sull’esempio della SATA di Melfi e del recente cluster costituito.

E’ quindi necessario attivare azioni per l’attrazione di investimenti da parte dei grandi players industriali. Le politiche industriali regionali, infatti non possono prescindere dalla visione di sviluppo cristallizzata nel documento strategico di specializzazione intelligente che necessita di un adeguamento e di un aggiornamento e che ha identificato e riconosciuto i cinque settori di eccellenza industriale della regione (bioeconomia, aerospazio, automotive, energia, industria culturale e creativa) su cui concentrare azioni e investimenti a cominciare dalla messa a sistema degli stakeholders del sistema delle imprese e della ricerca impegnati in processi di trasferimento tecnologico e sviluppo dell’innovazione. Si parte riconoscendo la consistenza di alcuni punti di forza che ancora non hanno esercitato a pieno i loro effetti: la creazione di un progetto stabile di trasferimento tecnologico, la recente costituzione dei 5 cluster regionali, gli investimenti sulle infrastrutture di ricerca e sui progetti di ricerca e innovazione. Bisogna quindi continuare a puntare su ricerca, innovazione, internazionalizzazione, attrazione degli investimenti e facilitazione di accesso al credito per innalzare il livello di competitività delle imprese nel mercato globale e rilanciare lo sviluppo economico regionale. In questa cornice va attuato un grande piano per riposizionare le nostre aziende spostando gradualmente il peso della finanza pubblica agevolata verso i contratti di insediamento anziché sulla generica distribuzione e frammentazione delle risorse, con una missione di vero orientamento e accompagnamento strategico agli investitori a partire dall’evoluzione del ruolo di Sviluppo Basilicata verso un nuovo modello di Agenzia per l’Attrazione degli investimenti. In tale contesto occorrerà ripensare a riorganizzare i consorzi industriali spingendo ad una semplificazione del sistema esistente, così da efficientare i servizi e ridurre i costi.

Uno degli obiettivi sarà il potenziamento dello strumento agevolativo dei Pacchetti Integrati di Agevolazione (PIA) che consente all’impresa, con la presentazione di un’unica istanza, di richiedere agevolazioni per progetti di investimento produttivi produttivo e la salvaguardia dei livelli occupazionali, per la formazione del personale, per la creazione di nuova occupazione per l’acquisizione di servizi reali e di accompagnamento all’internazionalizzazione andando incontro alle esigenze dell’investitore.

Sosterremo, per la realizzazione di progetti di sviluppo di impresa rilevanti in aree ZES o in settori di specializzazione intelligente S3, il cofinanziamento dei contratti di sviluppo a valenza nazionale rendendo lo strumento strutturale attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa con il MISE e Invitalia che preveda una dotazione finanziaria ben definitiva, compartecipata da Stato e Regione.

Fondamentale, in questo percorso di innovazione, coinvolgere e sostenere il tessuto imprenditoriale delle micro e piccole imprese artigiane e commerciali, che costituiscono l’ossatura portante dell’economia regionale. E’ il sistema delle micro imprese ad essere quello più resiliente alle cicliche crisi economiche e per questo va sostenuto e sviluppato con strumenti finanziari adeguati.

Metteremo in campo un “Pacchetto Educational Traning on Job” che prevede: dottorati industriali, master industriali, assegni di ricerca, formazione on the job) per rispondere all’esigenze di innovazione delle imprese.

Le associazioni di categoria, attraverso compiti e misure loro dedicate, dovranno avere un ruolo strategico di accompagnamento alle imprese nel cammino di trasformazione

A sostegno della competitività delle imprese e della attrazione di nuovi investimenti sarà prioritario migliorare i servizi offerti dalle aree industriali e produttive PAIP. 

Ci impegneremo dunque a completare il programma per la realizzazione della rete di nuova generazione in fibra ottica, oggi estesa al 74% della popolazione e a quasi tutte le aree industriali. Sosterremo poi un piano per la riduzione dei costi energetici nelle aree industriali e artigianali per ridurre la bolletta energetica delle aziende e attirare nuovi investimenti. Tali interventi perseguiranno anche il fine di realizzare, recuperare e riqualificare le aree potenzialmente destinabili ad insediamenti produttivi. 

Le esperienze condotte in questi anni ci suggeriscono l’importanza del tavolo permanente di confronto con le parti datoriali e sindacali per la individuazione comune delle strategie programmatiche e di sviluppo da mettere in campo, calibrate sulle vocazioni locali.

Occorrerà, inoltre, puntare sui processi di internazionalizzazione delle PMI con una particolare attenzione alla promozione di progetti integrati di sistema. Com’è noto, infatti, la dimensione di impresa regionale è penalizzante per il nostro sistema produttivo che non riesce per dimensioni ad aggredire da solo il mercato internazionale. Si intende, pertanto, rafforzare il network internazionale e le relazioni con i paesi e le regioni che possano rappresentare opportunità di mercato e di cooperazione strategiche con le imprese lucane esplorando le potenzialità di tali contesti attraverso la costruzione di relazioni con attori istituzionali ed economici. Il primo obbiettivo sarà quello di rafforzare gli accordi con gli attori territoriali per favorire il raccordo con le istituzioni e gli operatori economici che si occupano di internazionalizzazione, quali le Camere di Commercio italiane ed estere, le associazioni datoriali, gli interlocutori nazionali (SACE, SIMEST, ICE/Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Si punterà inoltre alla valorizzazione dei legami con le comunità dei lucani residenti all’estero, quale volano per la positiva proiezione dell’immagine regionale sui principali mercati esteri e veicolo di promozione in Italia ed all’estero delle opportunità di investimento in Basilicata. Saranno, pertanto, attivati strumenti di incentivazione diretta come l’erogazione di voucher per l’acquisto di servizi di accompagnamento alle imprese sui mercati esteri nonchè specifiche azioni indirette necessarie per intraprendere un percorso di internazionalizzazione delle imprese e di attrazione di investimenti finalizzato al rafforzamento della capacità del sistema economico regionale di operare in contesti internazionali e traducibili in partecipazione collettiva a fiere specializzate ed eventi settoriali di rilevanza internazionale, finanziamento di studi di mercato nei singoli settori, programmazione di attività formative per gli operatori ( giuridico-legale, economico-finanziario-fiscale, manageriale), sostegno alle piattaforme europee ed internazionali ed ai programmi europei per l’innovazione e la competitività.

Agli interventi di natura infrastrutturale e produttiva si affiancherà un piano di riqualificazione delle competenze dei lavoratori, rispondenti alle richieste del mercato del lavoro e basato sulle professioni emergenti. Il modello operativo sarà quello del programma “La formazione risponde alle imprese” che prevede una formazione individualizzata tenuta direttamente dai vertici aziendali per coloro che si intende assumere; mentre per le altre tipologie di beneficiari i corsi di formazione sono co-progettati dalle agenzie formative insieme alle imprese. 

  1. Zone Economiche Speciali: le abbiamo rivendicate, le abbiamo costituite è il momento di farle funzionare

La ZES Jonica interregionale ha preso forma e prevede per la parte lucana 1.061 ettari di aree industriali pronte ad ospitare nuove imprese offrendo loro agevolazioni fiscali, condizioni procedurali semplificate di accesso infrastrutturale e logistico. Le aree industriali di Melfi, di Ferrandina con Tito e Val Basento e di Galdo di Lauria sono le "zone di vantaggio" della Basilicata collegate con il porto di Taranto che rappresenta il polo logistico per la movimentazione di materie prime e prodotti. È necessario intercettare i grandi investitori e mostrare i vantaggi di operazioni industriali condotte nelle ZES della Basilicata (decontribuzione del lavoro, IVA azzerata nelle aree doganali intercluse, burocrazia zero, sicurezza, maestranze qualificate) e sottoscrivere contratti di sviluppo che assicurano co-finanziamento dello Stato insieme al rapido avvio degli investimenti. Le ZES pronte da mesi sono ferme da tempo sul tavolo del Ministro.

7. Accessibilità e infrastrutture. Accelerare gli interventi e collegare al meglio la Basilicata.         

È fondamentale assicurare una agevole accessibilità ai territori delle Basilicata recuperando il ritardo infrastrutturale di strade e ferrovie che da sempre caratterizza i nostri territori.  Gli interventi di ammodernamento, messa in sicurezza e nuove realizzazione della rete viaria principale possono essere realizzati esclusivamente da ANAS che tuttavia ha ritardi operativi non più gestibili. Nel Patto per la Basilicata la Regione ha stanziato circa 150 milioni di euro destinati ad interventi per la viabilità principale ma Anas ha comunicato che predisporrà la progettazione nel 2020 e nel 2021 prevedendo di completare i lavori non prima del 2023. Ci impegneremo quindi ad avviare un confronto serrato con Anas per ottenere la cantierabilità immediata degli interventi e la certezza dei tempi di realizzazione. Intanto sulla Potenza - Melfi si viaggia a non più di 90 km/h ed in molti tratti anche questa velocità è stata ridotta; la maggior parte dei viadotti necessitano di ammodernamenti e consolidamenti e la strada non ha pendenze, raggi di curvatura e corsie di emergenze. ANAS si è presa i nostri soldi, 150 milioni di euro, e non costruisce le strade ma li investe in qualche regione del Nord.

Ci impegniamo quindi ad avviare una interlocuzione con ANAS e, se necessario, con il Governo nazionale, con l’obiettivo di completare il raddoppio della Potenza-Melfi entro la fine della legislatura regionale.

La trasversale Matera – Ferrandina - Pisticci scalo- Craco- uscita Tursi S.S. Sinnica – Pollino – Maratea con il Collegamento Murgia Pollino: Pisticci - Tursi - Valsinni 1° stralcio, riveste carattere di priorità in quanto l’intervento consente di accorciare i tempi di percorrenza fra la Puglia e la Basilicata, di incrociare le aree industriali della Val Basento e della ZES Jonica interregionale, di incrementare le attività agroindustriali che verrebbero a generarsi lungo questa direttrice, di rigenerare e dare protagonismo all’attrattore naturalistico del Parco nazionale del Pollino e ai centri urbani intercettati . Altro tema è il potenziamento della SS 401 “Ofantina”, corridoio stradale tra le zone industriali di S. Nicola di Melfi, della Valle di Vitalba (tramite la S.P. 219) e le aree produttive della Valle dell’Ofanto verso Salerno, anche a servizio della ZES di Melfi verso il porto di Salerno. Ai fini dello sviluppo della zona del Metapontino è necessario avviare la progettazione e realizzazione di una complanare da realizzare tra la SS 106 e la costa, in grado di connettere i territori dei comuni tra Bernalda a Nova Siri e consentire una accessibilità ed una mobilità locale utile anche alla fruizione turistica. Sempre in tema di strade si manifesta con tutta la sua urgenza il potenziamento, la messa in sicurezza e la manutenzione della rete viaria secondaria. In assenza di trasferimenti dallo Stato alle Province, risulta indispensabile un programma specifico di investimenti destinato alla messa in sicurezza delle strade, che avrebbe l’ulteriore effetto di sostenere le imprese del comparto, spesso micro e piccole imprese locali, alle prese ancora con le difficoltà determinate dalla crisi degli ultimi anni. Nel 2017 e nel 2018 la Regione ha investito per interventi sulla viabilità secondaria 30 milioni di euro, ma questo non basta ed è necessario attivare specifiche linee di investimento con Cassa Depositi e Prestiti e con la Banca Europea degli Investimenti. Per mettere in atto un programma decennale occorre mobilitare le risorse disponibili e quelle attivabili sulla distanza, vigilando su una più puntuale e attenta gestione delle risorse delle royalties e sul necessario aumento dell’Ires derivante dalle attività estrattive: questioni che debbono essere al centro dei nuovi accordi con le due compagnie petrolifere.

In tema di ferrovie, l’attivazione nel mese di dicembre 2016 del treno Alta Velocità sulla tratta Potenza Salerno è stata una conquista che ha consentito un salto di qualità nell’accessibilità dei territori lucani. Siamo consapevoli che il collegamento è stato realizzato sulla linea esistente ed ha prodotto un incremento della velocità commerciale media di soli 15 km/h, di gran lunga inferiore a quella di un treno analogo sulle principali linee nazionali ma consente di raggiungere Roma in circa 3 ore e 30 minuti. È necessario lavorare con RFI per il potenziamento della trasversale ferroviaria Taranto –Metaponto-Ferrandina - Potenza - Salerno che assicuri, per le merci il collegamento con i porti pugliesi e campani attraversando la Zona Economica Speciale di Ferrandina, e per i passeggeri la riduzione dei tempi di percorrenza verso Napoli, Roma e Milano. Per adeguare la infrastrutturazione della zona nord occidentale della regione, vanno completate le attività istruttorie con la Regione Campania per la riattivazione delle linea  “Rocchetta S.Antonio - Avellino”, che è rilevante per i collegamenti con i laghi di Monticchio, le cascate di S. Fele, l’osservatorio astronomico di Castelgrande ed i paesi che si affacciano sull’Ofanto (Pescopagano, Rapone e Ruvo del Monte) e per il trasporto merci dall’area industriale di S.Nicola di Melfi e da quelle della Valle dell’Ofanto.

Un tema specifico è quello dei ritardi nella attuazione di interventi per opere pubbliche le cui risorse finanziarie sono già state stanziate. Un recente studio dell’Agenzia per la Coesione Territoriale evidenzia che più del 58% del tempo necessario ad attuare un investimento pubblico, per i Comuni non superiori ai 50.000 abitanti, viene usato per la fase di progettazione, e che per concludere detta fase ai Comuni serve un tempo dall’11 al 13,6% superiore alla media, a seconda della grandezza. E’ di tutta evidenza che il depauperamento di risorse tecniche e progettuali dei Comuni, legato alla lunga fase di blocco del turnover, ha creato tale collo di bottiglia. Per ovviare a ciò, metteremo a disposizione dei Comuni lucani, con priorità per i più piccoli, un nucleo regionale di esperti di supporto alla progettazione delle opere pubbliche prioritarie unitamente al fondo rotativo per la progettazione.

8. Turismo e Cultura. Produciamo ricchezza.

La straordinaria esperienza di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, sostenuta con forza dalla Regione, dovrà essere valorizzata per l’intero territorio regionale lavorando perché gli effetti positivi si diffondano su scala regionale. Si tratta, quindi, di dare continuità all’investimento materiale ed immateriale avviato e di diffondere maggiormente gli effetti di sviluppo sul territorio circostante. Una regione con 131 centri storici e tra cui tantissimi borghi di grande pregio e appeal, con 5 parchi ed altre riserve naturali, con il mare e con una gastronomia autentica e differenziata su tutto il territorio, rappresentano un mix di offerta che inevitabilmente va ad affiancarsi a Matera e che deve rappresentare il vero anello di congiunzione tra territorio e capitale europea della cultura (e del turismo).

A tal fine, si attiverà il “Programma di sviluppo: oltre il 2019”, imperniato sulle direttrici del turismo, della valorizzazione della cultura, dei beni storici e culturali e della creatività, nel quale far emergere progettualità dal basso, e rispetto al quale la Regione assumerà un ruolo di coordinamento e di finanziamento delle iniziative di sviluppo che saranno decise dal territorio.

Il programma terrà conto della promozione della ospitalità diffusa nei borghi lucani che con apporto di capitale pubblico e privato consentirà il recupero e la riqualificazione delle abitazioni e delle strutture disabitate di proprietà privata e pubblica da rendere disponibili per i turisti, sul modello della esperienza del bando “Ricettività di qualità” che nella scorsa legislatura ha avuto ottimi risultati. 

La destagionalizzazione dovrà essere un perno delle nuove misure che saranno messe in campo, con l’organizzazione, ad esempio, di eventi sportivi o la promozione del turismo sociale rivolto a target differenziati. Il turismo sportivo può, infatti, rappresentare un asse importante su cui costruire politiche di sviluppo del settore turistico. A riguardo come prima cosa continueremo ad investire sull’adeguamento dell’impiantistica sportiva.

La capacità di attrazione delle destinazioni turistiche attraverso specifici Programmi di marketing territoriale, pensati e gestiti insieme alle imprese consentiranno la promozione della Basilicata e il consolidamento dell'offerta integrata di risorse culturali e naturali. Occorrerà sostenere le reti di impresa turistiche nella costruzione di un prodotto integrato comune di promozione delle destinazioni turistiche e finanziarie iniziative per la nascita e lo sviluppo di imprese culturali, turistiche, creative, dello spettacolo e dei prodotti tradizionali e tipici funzionali che siano funzionali a favorire la fruizione da parte dei turistici degli attrattori culturali e naturale della regione Basilicata. La cultura non deve essere solo fruita ma è necessario produrla ed in questo senso è quanto mai necessario investire per rafforzare la rete di soggetti attivi nella produzione di contenuti culturali, investendo sulle progettuali del cluster regionale “Industria, culturale e creativa” e rafforzando l’allestimento di spazi comuni per assicurare forme di co-working culturale (Cultural Lab) utile a creare connessioni tra creativi. 

Puntare sull’industrializzazione del sistema turistico lucano significa sviluppare un Km zero della “manifattura turistica”, prodotti di consumo alberghiero e della ristorazione su gamme tipizzate, luxury o medium, per riattivare un indotto turistico/ricettivo lucano stabile e capace di farsi marchio, creare occupazione. Sviluppare attività ad alto valore aggiunto, come ad esempio agenzie di marketing e comunicazione, campagne promozionali e video, tour operator in grado di agire su ambiti internazionali e in grado di individualizzare l’offerta turistica.

Bisogna, infine, riattivare i tavoli della governance lucana sul turismo, in cui coinvolgere tutti gli attori, gli operatori del settore e insediando una cultura dei consorzi sia nella città di Matera che nel resto della Basilicata. 

  1. Manutenzione del territorio. Incolumità non negoziabile 

La condizione di fragilità del territorio lucano, dovuta alle caratteristiche orografiche ed alla sua naturale vulnerabilità - accentuata dalle condizioni insediative -, trova conferme nella gravità dei danni provocati da eventi metereologici o sismici.  È necessario accelerare sugli interventi di riduzione del rischio idraulico e idrogeologico e di adattamento al cambiamento climatico, già pianificati dal precedente esecutivo regionale con un programma comprendente 380 interventi per un ammontare di circa 540 milioni di euro.

L’incolumità dei cittadini va assunta come obiettivo principale non negoziabile. Si pensi ai comuni che hanno ricevuto da tempo ordinanze di trasferimento parziale o totale (tra gli altri Latronico, Pisticci, Senise, Tricarico, Tursi) ai comuni come Ferrandina, Montescaglioso, Trivigno, Pomarico, Lauria, interessati da vaste aree a rischio frana, ancora criticità a Stigliano, Gorgoglione, Avigliano, Albano.

In questi casi anticipare il più possibile l’intervento ridurrebbe l’esposizione al rischio per i cittadini, e consentirebbe soluzioni ragionate e non sull’onda dell’emergenza, agevolando condizioni di attrattività e sviluppo ai centri storici attualmente fortemente limitati.

È necessario inoltre che questo parco progetti sia costantemente aggiornato, anche con interventi di Mitigazione del Rischio Alluvionale per la manutenzione ordinaria, programmata e straordinaria dei fiumi e delle relative reti affluenti, ripristinando gli alvei, progettando bacini di espansione, completando ed aggiornando le reti fognarie urbane, realizzando vasche di prima pioggia trovi finalmente un suo inizio.

Avvieremo un pressing serrato sul Governo Nazionale, affinché norme per la semplificazione delle procedure autorizzative, dia certezza dei tempi e liberi le risorse economiche che oggi, pur presenti nel bilancio regionale, non possono essere utilizzati per mancanza di autorizzazione. Di “Pomarico” in Basilicata ve ne sono tante ed è urgente agire.

10. Un nuovo patto per il petrolio e l’ambiente 

Il tema del petrolio colpisce a fondo la sensibilità della comunità regionale, in una continua richiesta tra tutela della salute, salvaguardia delle matrici ambientali, ricadute occupazionali e sviluppo. Queste ultime non sempre ritenute sufficienti o bastevoli.

L’attività estrattiva oggi serve un interesse nazionale (il petrolio lucano risponde ad almeno il 10% del fabbisogno energetico italiano) e le risorse finanziarie che derivano, sotto forma di royalties, sono vitali per mantenere servizi essenziali sul territorio, dai trasporti pubblici locali alla sanità, alla spesa sociale e compensano spesso la riduzione sempre più evidente dei trasferimenti statali. Si stima che nel solo periodo 2014-2017 la Regione abbia perso circa 210 milioni di euro.

Indispensabile che si sani il gap con il territorio e che le compagnie conducano le attività con assoluto rispetto per i due asset insostituibili della tutela della salute umana e dell’ambiente.

La rinegoziazione degli Accordi con ENI e TOTAL dovrà tenere conto di rigore e controllo, di certezza dei dati di monitoraggio, e di incremento delle esigenze occupazionali locali, in forma diretta e attraverso investimenti sei grandi players sul territorio regionale. Sarà fondamentale limitarsi all’esistente senza superare i limiti già più volte delineati in sede nazionale e regionale.

Bisogna avere la forza ed il coraggio di invertire il paradigma sin qui adottato, nel quale si è sempre rincorso gli eventi e le emergenze, senza riuscire a tracciare un percorso netto chiaro e condiviso tra tutti gli attori in primis le comunità locali. Occorre pertanto rafforzare ed ampliare un concreto e fattivo processo partecipativo su una tematica, quale quella relativa all'attività di ricerca ed estrazione petrolifera, dal forte impatto sociale, economico oltre che ambientale.

Il tema petrolio deve essere riscritto imponendo sistemi di controllo e di sorveglianza che non lascino spazio ad interpretazioni ma che, soprattutto, siano allineati ai più avanzati ed innovativi processi di gestione dei grandi sistemi produttivi. L’approccio deve muovere le basi dalla valenza ed importanza del cosiddetto “valore comune condiviso”, cioè dalla partecipazione attiva delle comunità interessate e di tutti gli stakeholders intercettati direttamente ed indirettamente dalle filiere del settore estrattivo, non ultimi i centri di ricerca e l’università. L’evoluzione tecnologica, le tecnologie innovative ed abilitanti, l’intelligenza artificiale, il programma Copernicus, l’apertura a nuovi sistemi di e-governance e di controllo delle sorgenti emissive e delle pressioni territoriali abbinati ad una rivalutata e rivalorizzata capacità di controllo in capo a tutti i soggetti preposti, primo tra tutti l’ARPAB, rappresentano gli elementi dirimenti sul tema salute, ambiente e petrolio.

Inoltre, occorre definire ed avviare un programma operativo di decommissioning e accompagnamento alla autosufficienza energetica, che permetta alla nostra Regione di riconvertire le attività antropiche estrattive per il tramite di attività innovative ad alta valenza ambientale e territoriale ancora di green economy e di agricoltura di precisione. Aprire ad attività di ricerca, studio e sperimentazione con università ed enti di ricerca finalizzate alla conversione a nuove fonti energetiche e di recupero e riconversione, che diano una nuova dimensione di crescita e sviluppo locale.

Infine, si aumenteranno le risorse di bilancio per consentire un aggiornamento continuo del Registro Regionale dei Tumori, e per sviluppare indicatori di incidenza e correlazione del rischio di patologia rispetto alle attività petrolifere ed ai territori più coinvolti.

11. Agricoltura sostenibile, ricambio generazionale, filiere agroalimentari, forestazione produttiva

L’agricoltura assorbe il 5,0% del valore aggiunto regionale (più alta delle regioni del mezzogiorno dove la media è pari al 3,8% e quella italiana al 2,1%). Il 10,9% degli occupati sono riconducibili al settore agricolo. La Basilicata è la prima regione in Italia per numero di aziende e valore aggiunto generato dal settore agroalimentare sul totale della Regione e la seconda Regione per numero di occupati nel settore agroalimentare sul totale degli occupati.

Tutelare e valorizzare l’agricoltura lucana e la sua straordinaria biodiversità è un atto necessario per una Basilicata più sostenibile. Negli ultimi 5 anni si è avuta una riduzione del 30% dell’utilizzo dei fitofarmaci nella pratica agricola, grazie al finanziamento per il quinquennio del 100% delle domande relative alle pratiche agricole di Biologico, Integrato e Sodo, che investono un totale di oltre 140.000 ettari dei circa 560.000 della Sau regionale.

Il sostegno alla produzione agricola biologica attraverso gli strumenti messi a disposizione del Psr Basilicata ha visto un investimento di oltre 85 milioni di euro. Oggi gli ettari coltivati a biologico sono oltre 100.000 (erano poco più di 40.000 nel 2013), tanto da essere, nel 2017 tra le prime regioni in Italia per incremento sia di ettari (+92,63%) che di operatori. Questo trend continua, registrando oggi un aumento di ettari coltivati a biologico pari al 32,22% sul 2017 (Dati Sinab). La pratica agricola integrata che prevede un basso e controllato uso di fitoformaci è stata sostenuta con oltre 4 milioni di euro, mentre per accrescere la fertilità dei suoli sono stati destinati oltre 13.4 milioni di euro, in cinque anni, per l’agricoltura conservativa meglio conosciuta come sodo. Siamo tra le regioni italiane con il più grande e vario patrimonio di biodiversità vegetale e animale e oltre 668.000 Euro sono stati destinati per progetti di conservazione della biodiversità.  

Questo percorso virtuoso di sostegno dovrà essere incentivato perché la Basilicata per le sue peculiari caratteristiche ambientali, è terra vocata e predisposta al biologico e a produzioni di qualità, che oggi risultano essere sempre più apprezzate dai consumatori attenti anche alla salute. La Basilicata agricola dovrà essere posizionata in un mercato in forte crescita che riconosce il reddito agli agricoltori.

Occorrerà contrastare fenomeni come l’abbandono delle terre e quello dello spopolamento nella nostra regione, soprattutto nelle aree interne. L’agricoltura offre opportunità da cogliere e lo dimostrano i dati Istat più recenti. Grazie alla spinta al ricambio generazionale, l’incidenza del numero delle imprese agricole con età inferiore ai 35 anni rispetto al numero totale delle imprese del comparto si attesta oggi al 10,6%, con una variazione in aumento, e questo dato si posiziona al di sopra della media nazionale, ferma al 7,3%. Negli ultimi 3 anni il numero di occupati nell’agroalimentare in Basilicata è cresciuto del 7%. 

 

I giovani dovranno essere una priorità assoluta. A loro vanno destinate ancora più risorse, al fine di farli rimanere nella nostra regione, incentivando l’auto-impresa nei settori strategici di Agricoltura, Ambiente e Turismo.

Aumentare l’occupazione è possibile solo se il sistema delle imprese diventa più competitivo e capace di ridurre i costi, ottimizzare le produzioni, creare valore aggiunto, incrementare quote di mercato superando la concorrenza. Recependo, nella maniera più ampia possibile, e rafforzando la scelta di puntare sulle filiere si potrà mettere in atto un modello organizzativo necessario per sviluppare l’intero settore dell’agroalimentare e capace di tenere insieme in un unico progetto produttori, trasformatori, rete della distribuzione e della commercializzazione. In questo modo si creerà una catena del valore dalla quale tutti gli attori coinvolti possono ricavare redditività.

Occorre continuare a lavorare per reperire le risorse utili ad incentivare la costituzione delle filiere. 

La piattaforma logistica dell’agroalimentare a Ferrandina dovrà essere una delle priorità e dovrà trovare nello strumento ZES la propria legittimazione e attuazione delle connessioni tra Porto di Taranto e Val Basento, diventando elemento centrale nelle politiche di sviluppo del mezzogiorno, del mediterraneo e dell’area del Metapontino in particolare.

Un ulteriore contributo all’incremento del reddito alle famiglie lucane è stato messo in campo attraverso una riforma strutturale del comparto forestale regionale che si attendeva da oltre 30 anni. Oggi, finalmente siamo arrivati alla platea unica regionale di circa 4.200 unità, gestita da un solo ente e che lavora su un unico progetto. Sono state effettivamente incrementate le giornate per tutti gli addetti raggiungendo così livelli occupazionali pari a 151 giornate CAU con un incremento delle risorse destinate alla forestazione regionale per circa 4.5 milioni di euro annui.

Bisognerà portare a compimento il turn over per oltre 500 addetti nei prossimi 3 anni in sostituzione dei pensionamenti previsti. Non meno del 10% devono essere tecnici e laureati in materie agro/forestali. Una parte della platea degli addetti forestali, circa 1200 unità (800 a Potenza e 400 a Matera) dovrà essere utilizzata per il ripristino della rete dei cantonieri provinciale, a presidio e manutenzione del reticolo della viabilità provinciale regionale.

12. La scuola lucana a portata di futuro

La Scuola della Basilicata, continuerà ad essere in cima ai nostri pensieri, attraverso interventi atti alla messa in sicurezza degli edifici scolastici. Perché la sicurezza dei nostri ragazzi dovrà essere obiettivo fondamentale della azione di governo regionale. Un secondo intervento dovrà riguardare il completamento del processo di digitalizzazione delle scuole (scuola digitale). La Basilicata infatti ha anticipato i tempi innescando un processo di innovazione” con il progetto Scuola 2.0, che ha già coinvolto 89 scuole e punta a raggiungerne 124 nell’arco di due anni, su un totale di 125 istituti lucani. 

Tuttavia, parlare di scuola non può prescindere dall’analisi dell’andamento demografico del Paese, che prevede un calo progressivo della sua popolazione stimandola a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. Nello stesso periodo la Basilicata registrerebbe un calo di popolazione, al 2045, di 89 mila abitanti determinata da forti cali nelle classi d’età 0-29 e 30-74 anni e da un aumento di circa 34 mila nella classe d’età di 75 anni e oltre. Con queste tendenze anche la popolazione scolastica diminuirà secondo lo schema seguente: scuola dell’infanzia -12%; scuola primaria -17%; secondaria di primo grado -19%, secondaria di secondo grado -17%. La variazione del numero delle classi si traduce in variazione del numero di posti/cattedre e lo scenario prefigura, purtroppo, un taglio consistente, con -62 classi nella scuola dell’infanzia, -162 nella primaria, -119 classi nella secondaria di primo grado e -190 in quella di secondo grado. In totale si prevedono, in dieci anni, 533 classi in meno. Negli ultimi 12 anni si è registrata una riduzione di 15mila alunni e nell’ultimo triennio si è avuto anche un aumento dell’indice di copertura del rapporto alunni con disabilità/posti di sostegno.

Ecco perché sarà necessario dare una prospettiva programmatica adeguata alla portata dei problemi. In concreto occorrerà, innanzitutto, approntare un piano annuale di rientro per le assegnazioni provvisorie sul sostegno. A partire poi dall’attuazione del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione e dall’art. 45 dello Statuto, nella dimensione temporale dei prossimi 2 anni, occorrerà modificare il parametro nazionale di 1 docente ogni 25 studenti, eccessivo per l’articolazione dei presidi abitativi che caratterizzano il nostro territorio; dare maggiore autonomia sulle piante organiche del personale docente e del personale ATA; innalzare l’offerta formativa, contrastando anche il ricorso alle pluriclassi presenti, ormai, in numerosi Comuni e, dunque, innalzare i livelli di occupazione.

Inoltre, occorrerà prevedere una ipotesi di utilizzo delle royalties (circa 40 milioni di euro all’anno dei 200 milioni) e maggiore gettito IRES petrolio per finanziare l’assunzione di 300 docenti per le scuole delle aree interne, affermando il principio di maggiore flessibilità nella programmazione di interventi in relazione all’art. 116 comma 3 Costituzionale.

13. Riforma dell’Amministrazione Regionale

Tutto questo potrà essere possibile se la “macchina” amministrativa Regionale, come si diceva in premessa, si sottoponga anch’essa, ad una necessaria valorizzazione e al contempo manutenzione. La funzione politica di programmazione, indirizzo e controllo non può arrendersi ad una impostazione burocratica dell’Amministrazione Regionale che rende il lavoro inutilmente prodotto se i tempi della sua realizzazione diventano “biblici” o se al cittadino si chiede di attendere che 10 uffici producano ognuno un parere.

L’attuale strutturazione dell’apparato Regionale va rivisto, snellito, sburocratizzato e reso più corrispondente alle attese del cittadino. Nei primi mesi della nuova legislatura sarà costituito un gruppo di lavoro che dovrà disegnare la nuova struttura amministrativa della Regione. Una delle nostre priorità sarà l’attuazione del piano dei fabbisogni assunzionali con l’avvio dei processi di assunzione con riserve dedicate ai precari in conformità ai dettami della legge Madia. Una cesura con le assunzioni emergenziali che finiscono col determinare nuovo precariato deve essere la coerente premessa di un’azione che porta a stabilizzare la gran parte dei giovani che a diverso titolo prestano la loro opera nella regione e negli enti locali. 

Il programma è pieno di proposte innovative e di azioni concrete e coerenti con le impostazioni generali dato al lavoro della nuova legislatura. Condividere il buono che è stato fatto, valorizzare il buono che c’è e che ancora aspetta di entrare in gioco! Sulle politiche industriali che sono state messe in campo, e che hanno goduto di un vasto consenso delle forze datoriali e sociali, i risultati verranno. In questo senso sono state affinate azioni operative che rafforzano l’agibilità e la fruibilità degli interventi. Una incentivazione che guardi alla grande industria, agli accordi nazionali, alle filiere, significa dire nò all’improvvisazione ed all’avventura e introdurre il principio di competenze e di capacità accertate. Così come la messa in sinergia dell’industrializzazione con i momenti di ricerca e di alta formazione significa assicurarsi la presenza della regione lì dove si pensa e si progetta il nuovo. Noi non ci curiamo di etichettare questo programma di lavoro in termini di suggestione: è innovativo nelle azioni e nei settori che si presentavano deboli, è rafforzativo e continuativo nelle azioni che hanno segnato il nuovo nelle politiche ambientali, in quelle del marketing turistico, in quelle, appunto, della politica industriale. Dobbiamo fermare l’industria del vento, dobbiamo fermare l’abuso del nostro territorio, dobbiamo dialogare con le grandi imprese pubbliche affinché capiscano che è loro interesse in questa regione ritornare allo spirito delle partecipazioni statali, cioè al perseguimento dell’interesse della comunità in cui operano, e non solo al lucro d’impresa. E’ su questo che si misureranno le nuove relazioni industriali.

Per quanto ci riguarda tute queste azioni individuate non possono avere successo se non si lavora ad un concetto di etica pubblica che deve entrare nel sangue vivo dell’amministrazione regionale: correttezza, trasparenza, serietà di comportamenti dovranno essere garantiti da regole nuove e da strumenti di verifica e di controllo, nel segno di un nuovo messaggio nel quale la meritocrazia, i diritti collettivi e quelli individuali , la trasparenza delle azioni costituiscano il primo gradino di un percorso di recupero della fiducia dei cittadini lucani.